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8月30日 Due simpatiche vecchietteIeri mattina stavo aspettando la mia amica ritardataria, quando due vecchiette dall'aria pacifica si avvicinano chiacchierando tra loro. Inizialmente non ci ho visto nulla di strano, ma quando alzando lo sguardo si sono dirette verso di me mi sono chiesta se davvero fossero due semplici anziane che se andavano per la loro strada. Il motivo per cui intralciavano la mia, di strada, mi è stato in seguito molto chiaro.
La prima, una donnina bassa con i capelli penso tinti di un castano rossiccio, un paio di occhialoni e in mano una serie di fascicoli che in principio non avevo notato, mi si rivolge gentilmente: "Buongiorno. Lei pensa mai alla venuta di Dio? Le interesserebbero questi fascicoletti? Ecco -vede?-: noi abbiamo questi articoli... la discesa di Dio in terra... e... Può Esistere un mondo senzA Guèrre? (detto con il tono voce a parabola di chi legge una favoletta a un bambino) Lei cosa ne pensa, eh?" (quegli 'eh?' che ti comunicano solo insistenza). L'amica, un po' più alta e con i capelli bianchi un po' sbionditi, mi guarda da sopra la spalla dell'altra con aria benevola.
"Mah, non saprei... Io... ehm... non mi faccio certe domande... sono ancora giovane..." mento, cercando di simulare l'adolescente media indifferente a tutti quei problemi che escono dal confine della sua persona con la scusa di avere troppa spensieratezza ancora da vivere. E poi volevo cercare di smarcarmele.
"Ah, e allora se vuole, per farsi un'idea, gliene possiamo lasciare uno, che dice?" parla ancora la portavoce, mentre la seconda si limita ad annuire.
Penso a mio babbo, credente rinnegato, che, nostalgico dei vecchi tempi, avrebbe forse accettato con un sorriso da buon cristiano il foglietto per poi infilarlo tra le altre cianfrusaglie nel bauletto dello scooter e dimenticarlo, salvo poi raccontare a noi figli che ha fatto un placcaggio "alla samoana" a entrambe le vecchie e queste sono andate via con la "gambina cionca".
Penso a mia mamma, cristiana solo per il matrimonio, che le avrebbe liquidate in tre balletti o semplicemente avrebbe tirato dritto con le sue gambe lunghe.
Penso a mio fratello, che da sempre adora fare la pecorella smarrita, che si sarebbe fermato ad ascoltare e a farsi infinocchiare per il puro gusto di essere riempito di attenzioni da chi da lui si sente gratificato.
Penso a me, cristiana perché fa sorridere con la mia data di nascita, e perché i miei parenti paterni hanno insistito per farmi bagnare il capino da bebè. Io sono agnostica, non scherziamo. "Ma che gli dico? Lo prendo? Sì, magari se lo porto in piscina, lo leggiamo insieme, io e i miei compagni di classe criticoni, e ci facciamo quattro risate. Poi magari se lo prendo le vegliarde si toglierranno dalle scatole."
Mi dispiace, sono darwinista! Quelli come voi noi li sezioniamo.
Allungo la mano per prendere il fascicoletto che mi porge la portavoce: "Ma sì, va bene" dico educatamente. Ma la bionda nota la mia espressione poco convinta e, indovinando frammenti dei miei pensieri, interviene per la prima volta: "Ma se deve prenderlo e poi buttarlo via è uno spreco..." spiega in tono di avvertimento. A corto di carta, inchiostro, o fondi?
"Già" rincara la portavoce.
Cerco di mostrarmi un po' più risoluta, ma non risulto convincente, e la prima tizia riattacca con un sermone peggiore di prima: "Sa, il giorno in cui verrà Dio, tutti saranno contenti e felici e sani, sarà tutto senza morti e guerre, che ne pensa?" "Sarebbe bello" rispondo cercando di sottolineare la poca fiducia che nutro nella possibilità che si verifichi un evento simile. Ma le donnine non colgono il sarcasmo, o forse fanno finta di non notarlo. La portavoce continua: "Perché un giorno Dio discenderà. Ha presente il Padre Nostro? 'Padre Nostro che sei nei cieli'...", per un attimo penso terrorizzata che voglia farmelo recitare, "Lui verrà dal cielo, ma agirà sulla terra (chiaramente parla seguendo un copione già scritto, e poi ripete, tanto per convincersi che ciò che sta dicendo non è un po' assurdo): dal Cielo, in Terra."
Capisco e comprendo la teoria per cui Dio se ne starebbe lassù a girarsi i pollici, ma addirittura che si possa prendere il disturbo di venire quaggiù a mettere a posto le cose...
Dopo qualche battuta imbarazzata riesco a scollarmele di dosso, e le due proseguono in cerca di un'altra vittima.
Se Dio dovesse davvero venire a riaggiustare le cose, penso che sarebbe sceso già da un bel pezzo: siamo come bambini piccoli, noi umani, non possiamo stare soli un attimo che combiniamo guai.
Dio ha fatto come me quando da piccola giocavo a fare la parrucchiera con le Barbie: per farle un'acconciatura alla moda, tagliai i capelli di una in modo orribile e quando mi resi conto che non le sarebbero riscresciuti, smisi di giocarci. Mi sembra ovvio che a questo punto Dio si è schifato della sua creazione, l'ha lasciata da parte: lo si vede da come stiamo degenerando. Chissà Dio a cosa si sta dedicando adesso...
Ehi, scusate, ma non pensate che la Bibbia sia offensiva con le donne?
Troppo tardi, Mugna: se ne sono già andate.
Le cose da dire vengono in mente troppo tardi.
8月24日 Packed lunchSotto consiglio del mio amico Pietro, mi appresto a scrivere l'ultimo intervento sul tema Inghilterra.
Ricordo che il lontano giorno in cui giunsi nella mia host-family la mia dolce host-mother mi accolse con calore, fornendomi una cartina e spiegandomi dov'era la scuola e dove casa sua (edifici la cui distanza mi imponeva di prendere l'autobus ogni mattina, come se non ne avessi già abbastanza di questo mezzo per nove mesi l'anno). Notai che, come me, anche lei era stata fornita di varie carabattole dall'organizzazione, pacchetti di fogli e fotocopie. Una scheda mi balzò agli occhi: era intitolata "How to pack lunch". Scorsi brevemente alcune parole che spiegavano cosa inserire nel sacchetto dal quale il ragazzetto ospitato avrebbe estratto ogni giorno il suo pranzo; dopodiché la signora distolse la mia attenzione cominciando a parlare, il che implicava che mi concentrassi al massimo su quel che mi veniva detto se volevo capire qualcosa.
In breve, il foglietto del college dava istruzioni su come preparare un pranzo che fosse leggero ma desse tutti i nutrimenti necessari a non far affamare gli studenti, e che in particolare, fosse gradito al Ragazzetto Schifiltoso: quest'ultimo è un genere che detesta ogni alimento che abbia la parvenza di crescere a sole e pioggia, che non sia fritto o ingrassato in altri modi, che abbia dei bei colori vivi e solari, oppure, in caso sia colorato, che non abbia un vomitevole colore artificiale -da notare che se il Ragazzetto Schifiltoso è italiano, predilige unicamente pasta e pizza nelle varianti più semplici-. Ed ecco quello che doveva essere infilato nel famigerato sacchetto di plastica (anche se alcuni fortunati potevano contare su scatoloni ermetici): un panino con carne/salumi/tonno e sottiletta/burro/maionese (talvolta vi si aggiungeva qualche foglia di insalata o roba pomodorosa), un pacchetto di patatine/biscottini, un frutto, acqua/succhino, dolcino/merendino/roba cioccolatosa.
Ad una prima occhiata, questo menù sembrerebbe squisito, ma presentava alcuni inconvenienti: tra i salumi non potevate aspettarvi mortadelle e i salami avevano un'aria poco sana, solitamente c'era del normale prosciutto, ma niente di male fin qui. Il burro giallo crema inglese, pur avendo un colore poco rassicurante, aveva un buon sapore: mangiandolo ti accorgevi che ricordava qualcos'altro ma che proprio l'ingrediente che ti balzava in mente mancava, poi realizzavi che il problema del Regno Unito è che non hanno olio. A causa di questa stessa carenza, come scoprivi per esperienza diretta, le patatine (e i biscottini salati) in Inghilterra esistono di tutti i gusti tranne che normali: aglio, formaggio, roba pomodorosa un po' piccante, bacon (!)... La prospettiva di mangiare patatine per tre settimane, dapprima esaltante, diventava così un piccolo incubo di noia. Per il frutto i problemi si presentavano solamente con la banana -molto facile ad ammaccarsi rimanendo schiaccata nello zaino-, se riuscivi a sorvolare sul fatto che tutti i frutti erano completamente fuori stagione -mandarini a luglio: che nostalgia!-. Per finire l'acqua naturale non era così facilmente reperibile come si possa pensare e tante volte ti ritrovavi con robe frizzanti o aromatizzate o succhi. ll dolcino era il solito dolcino e non c'è niente da dire.
Bene, dopo questa lunga descrizione avrete inquadrato in cosa consisteva un packed lunch. La questione è: per come la penso io, ovvio che dopo un po' annoiava (anche io me ne sono stancata alla seconda settimana), ma quando non volevi mangiare la roba che ti rifilavano cosa inventavi? Il 95% degli studenti rispondeva a questa domanda recandosi niente poco di meno che da McDonald's!
Quello che non sopporto di questa scelta è che questi ragazzi andavano a mangiare le stesse identiche cose che gli venivano date dagli ospiti, solo che le compravano impacchettate in confezioni più invitanti e colorate e forse in dosi lievemente maggiori. Sarà che io il McDonald's lo aborro, però non mi sembrava una scelta così furba: in Inghilterra si può provare a mangiare qualcosa del posto -le famose fish'n'chips ad esempio-, o sennò andare in uno degli innumerevoli ristoranti di cucina straniera -così vari come ci sono là, in Italia non li avevo ancora trovati-.
E invece no: McDonald's...
...e mi viene da pensare che qualsiasi persona in qualsiasi paese, alla fine, fa sempre le stesse scelte.
8月2日 La sfida di una rispostaLo scorso anno andai in Inghilterra e imparai il significato intrinseco dei nomi propri.
Quest'anno ho studiato la fenomenologia di una conversazione apparentemente semplice, ma che nasconde un significato immenso appena sotto la percezione cosciente.
Poniamo l'individuo A, una ragazzina definita asociale, e qualche altro personaggio: B e C possono bastare...
Inizialmente A, B e C non si conoscono ma qualcosa fa sì che ci sia una spaccatura tra loro: A in qualche modo è diversa, B e C lo sentono a pelle, e cominciano a guardarla in una luce diversa. Alcuni timidi tentativi di socializzazione non fanno altro che peggiorare le cose e così l'unica soluzione vantaggiosa per entrambe le parti diventa quella di ignorarsi reciprocamente.
B e C se la spassano per i cavoli loro finché un giorno A diventa troppo insignificante per loro: per avere la prova definitiva che A è, senz'ombra di dubbio, un'irrecuperabile sfigata, le fanno una semplicissima domanda. Questa stessa domanda potrebbe in un altro contesto significare niente di più che un semplice e cordiale interessamento per la vita dell'interlocutore: le stesse B e C potrebbero essersela posta quando cominciavano a fare amicizia.
Proprio per questa ragione, ovvero per il fatto che teoricamente è una domanda del tutto innocente, A è presa in trappola: non può prendersela, non può evitare di rispondere... può soltanto dare la risposta che B e C già si aspettano ma che vogliono sentire dalla diretta interessata, perché questo dà loro una scossa di piacere lievemente sadico.
La domanda, come forse avrete già immaginato, è: "Hai il ragazzo?" nelle sue innumerevoli varianti, tra le quali citeremo "Ce l'hai l'omo?", ultimamente molto usata.
Ed ecco che nel cervello di A cominciano a vorticare fulminei una gran quantità di brutti pensieri: "Che domande! Ovvio che no! Ovvio che non ce l'ho: sia perché sono troppo esigente, sia perché pochi sono abbastanza poco esigenti da accontentarsi di me. E poi ovvio che per me non è il primo dei miei problemi, solo che come faccio a farlo capire a voi? E' ovvio che se mi chiedete una cosa del genere è solo perché per voi una risposta negativa rappresenta un'onta. E adesso che vi rispondo? Ciò che è certo è che me l'avete chiesto per umiliarmi ma..." notare con quanta angoscia A ha colto ogni subdolo significato della domanda a lei posta. Il tempo però scorre -per ora si parla solo di qualche frazione di secondo: sapete quanto sono veloci i pensieri; ma lei non può esimersi dal rispondere-: quindi A comincia ad elaborare diverse ipotesi sulla risposta da dare.
"Loro sono sicure che gli dica di no, per cui dovrei stupirle dicendo che sì, ho un ragazzo. Ma la bugia sarebbe troppo evidente, loro si accorgerebbero che mento, e sarebbe ancora più umiliante. D'altro canto... Dire no è accettare la sconfitta. Ma che fare? Uff, se solo avessi davvero un ragazzo: come nei film o nei libri, quando c'è il colpo di scena e la sfigata di turno lascia tutti con un palmo di naso! Umpf... Sarà meglio che risponda... Su, di' la prima cosa che ti viene in mente!!"
Ed è così che la sfigata apre bocca per mormorare: "Diciamo di no... cioè... no."
Il 'diciamo' è l'unico filtro che è riuscita a trovare per glissare lievemente sulla triste verità: e tutti voi capite quanto quella semplicissima parolina sia inutile, per non dire dannosa.
B e C guardano A con aria di sufficienza, lei si allontana facendo finta di avere un impegno urgente, e le due si scambiano un'occhiata che sta a significare, più o meno: "Ecco, volevamo trovare un completo disastro umano, e adesso siamo state accontentate! Evviva!" ma nel loro profondo sanno, o almeno mi auguro che così sia, che questa è una misera e caduca soddisfazione (e ben gli sta!).
Per concludere: la risposta migliore a questo genere di domanda sarebbe la non risposta. L'unica posizione conveniente per la sfigata, infatti, è quella in cui B e C sono incerte sulla sua vita privata. Ma come preservare questo status? Una volta che viene posta la domanda è ovvio che non la si può ignorare, né fare come i bambini piccini: "Non te lo dico! Gnè gnè!"
Ed ecco che ci rendiamo conto che "sì" e "no" sono ben poca cosa rispetto alla complessità del mondo che ci circonda -e perseguita- e che tante volte desidereremmo ardentemente avere la terza possibilità: "boh".
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