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日志


7月28日

Inghilterra: memorie di un'asociale

Non ci si aspetterebbe che quella sensazione di crepitìo agli occhi e gracidìo al livello del diaframma possa essere provocata dal trovare confermate, nell'esperienza presente, teorie da noi formulate che, a suo tempo, altri avevano con sicurezza classificato come infondate. Giacché invero quella stessa sensazione è preludio di pianto. E sebbene spesso mi capiti di trovarmi a dire "Te l'avevo detto!", con un tono forse neanche tanto simpatico, questo è uno di quei casi in cui non vorrei aver ragione.
Sto infatti parlando di alcune disquisizioni tra me e la Davvie: una persona che ricordo con un moto di tenerezza (cosa che non avrei creduto possibile alcuni mesi fa) per la lampante modestia intellettuale, e che ha partecipato ad un periodo che, sebbene lungo e irto di insidie, si sta piano piano smussando nell'oblio dei ricordi a cui sottopongo il mio cervello stressato. In conformità agli ideali leopardiani, infatti, sarei spinta ad affermare che questi ultimi tempi sono stati pessimi, ma sono fiduciosa che il giudicarli tra i peggiori della mia vita sia solo uno squallido errore: effetto del dolore provocato da ferite ancora un po' aperte.
 
E' certo che alcune esperienze fortificano: in me si sono fortificate molte convinzioni. La teoria dei ruoli (per delucidazioni si veda nel tema "Essere o apparire?" il paragrafo sul "gioco dei ruoli") è una di queste. Mi sono trovata con un ammasso di adolescenti dalle menti tuttaltro che imperscrutabili e li ho osservati interagire, purtroppo anche con la sottoscritta, e sempre purtroppo, talvolta non in modo così simpatico.
Ripensandoci, li vedo tutti come dei bicchierini di cristallo: fragili, troppo fragili; talmente fragili che per paura di rompersi stanno attenti a non cambiare nulla dell'imbottitura a cui sono abituati. Ed è così che per la loro gabbia di certezze c'è bisogno anche della mia sbarra.
Diciamocelo chiaro: ho qualche marchio a fuoco impresso in faccia? No, ditemelo, perché forse non me ne sono accorta: c'è qualcosa sulla mia persona che rende evidente che sono una sfigata?? Io non credo, dato che mi è già capitato più di una volta di non passare per la sfigata di turno. Io credo proprio che fossero loro che avevano bisogno di appioppare quel ruolo. Io credo fermamente che dato che per carattere non mi so vendere abbastanza bene e in fretta, sono semplicemente finita in quel ruolo perché così a loro faceva comodo.
Io sono contenta che non siano state prese di mira le piccole Alice e Ilaria, perché in mia assenza una dozzina di cervelletti | e 0 - acceso spento -, come sono quelli che ho conosciuto, avrebbe probabilmente avuto bisogno di sfogarsi con loro: invece è stato loro concesso di essere le ragazzine un po' invisibili. Le saluto!
Io sono molto dispiaciuta per Flo., perché l'ho vista realmente soffrire quando sono sopraggiunte varie ragazze a fregarle il posto al fianco del cretino di turno: ma non soffrire come quando il tuo cuore pulsa e le ossa cigolano e il mento vibra e ti dà noia la gola, io intendo soffrire come quando inconsapevolmente (perché avveniva tutto nei recessi reconditi del suo inconscio) stava perdendo il suo ruolo, e si sentiva scombussolata e disabituata, come per il fusorario. E se penso a Flo. devo pensare anche Ti. (che peraltro al momento in cui scrivo è ancora in Inghilterra), e ad Ar. e a varie spagnole, che sono tutte un po' entrate nel carnevale di ruoli.
Io sono anche curiosa di capire se certi ragazzi alla fine pensano davvero di guadagnarci qualcosa con le interazioni e le molteplici ragazze, o forse per loro è semplicemente un vivere alla giornata e niente più.
Io vorrei sapere se certe ragazze si rendono conto che ad essere acide e a ridere alle spalle altrui (per di più in modo completamente gratuito), nonostante sia un comportamento tipico delle donne (e che a loro riesce molto bene), non si guadagna nulla.
E con questo credo di aver finito.
 
Passare certe giornate sgradevoli in compagnia degli Smiths e dei propri pensieri fa anche apprezzare ciò che in quel momento manca, ma a cui si può pensare come a una promessa tangibile che attende a casa: ringrazio i miei amici, anche se ne ho pochi, perché starne senza mi fa capire quanto siano essenziali.
Infine saluto le poche persone che mi hanno tenuto compagnia e mi hanno apprezzata, tra cui svettano: Viviana, Ling, Margherita, Francesca, Dasha, Angelica, Marika, Arianna... e perché no? anche Andrea!
 
Immagino che se avrò tempo continuerò con altri interventi a tema 'Inghilterra' perché a questo proposito ho molto da dire, come è evidente da questo intervento.