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4月30日 Generazione sportivaPubblico l'articolo scritto per il Dege (il giornalino della mia scuola) per dare la possibilità di leggerlo a chi se l'è perso.
La dura vita che siamo costretti a condurre ci impone di starcene seduti per gran parte della giornata. Di conseguenza le nostre membra tendono a inflaccidirsi in maniera sconcertante. Una buona percentuale degli esseri umani avverte la flaccidità del proprio corpo come un elemento di disturbo e decide di porvi fine praticando un qualche genere di sport. Per nostra fortuna, la mente umana è gravida di belle idee e nel corso della Storia ha inventato una moltitudine di sport che vanno oggi a formare un nutrito catalogo. Gran parte degli adolescenti, soprattutto qui in Italia, sembra però dimenticare questa libertà concessagli, e si rifugia tutta in anguste palestre sovraffollate, dove l'obiettivo principale degli allenatori è trovare un talento a cui eventualmente affiancare una squadretta di illusi.
E' così che ogni bambino, molto spesso indirizzato da genitori poco fantasiosi, nel corso della sua crescita prova i soliti 4/5 sport, che sono: calcio, nuoto, tennis, basket, pallavolo e qualche sprazzo di arti marziali. Nel caso delle bambine, il percorso formativo comprende: nuoto, danza nelle sue molteplici forme, e pallavolo. Infine, una volta diventati adolescenti, i nostri sportivi possono: 1) proseguire testardamente lo sport a cui infine sono pervenuti, 2) smettere non senza rimpianto di fare sport (solitamente a causa dei pressanti impegni dello studio) e dedicarsi a discipline rilassanti quali Salto delle ore di scuola, Corsa al frigorifero, ecc...
Purtroppo, essendo la pallavolo, come già detto, uno sport tra i più diffusi, molte bambine vengono spinte a provarla in tenera età e la maggior parte di loro vi si arena inevitabilmente (ciò è dovuto ad un particolare fascino che questo gioco di squadra sembra esercitare, fascino il quale una misantropa come me non ha mai saputo cogliere). Le bambine "iniziate" si possono distinguere dalla plebaglia già in tenera età: quando infatti alle elementari nelle ore di ginnastica la maestra fa giocare la classe a pallavolo, queste sfoderano la loro bravura ottenendo in un colpo l'ammirazione dei compagni e un bel voto in pagella. Le ore di ed.fisica subiscono poche variazioni mano a mano che si passano elementari, medie e superiori, e così molti ragazzi che fanno un certo genere di sport campano di rendita, nello stesso modo in cui i loro compagni più sedentari avrebbero 10 se esistesse una materia come "gioco della play".
Divenute adolescenti molte pallavoliste effettuano la prima delle scelte sopraelencate, e parallelamente prendono un'altra importante decisione: divengono pottine. Per questo le palestre di pallavolo italiane sono popolate in gran parte da pottine il cui rapporto con lo sport si manifesta in un modo tutto particolare, che mi sono divertita a osservare e di cui vi vorrei parlare.
Dal primo pomeriggio fino a sera sfilano negli spogliatoi ragazze di varie fasce d'età, dalle piccole discepole alle giovani donne che giocano a livello agonistico. Con l'approssimarsi del tramonto, oltre al diminuire del rapporto altezza della rete/altezza della pallavolista, si nota un aumento del trucco sui visi e un generale incremento della cura dell'immagine. E' uso comune recarsi in palestra pesantemente truccate (lo stile che va di più è quello alla io-Cleopatra con matita scuri intorno agli occhi e rimmel): le più piccole non riescono a controllare la sudorazione e la stanchezza, distrattamente si strofinano gli occhi e quando finiscono l'allenamento sembrano delle piccole Pierrot o forse qualcuno che ha partecipato a una rissa; col tempo imparano a fare come le grandi, che usano anche un consistente strato di fondotinta ma che riescono stoicamente a mantenere inalterata la fragile opera d'arte sul loro volto.
Le pallavoliste sono solite arrivare con molto anticipo in palestra, e in seguito bazzicare negli spogliatoi chiacchierando per lo più di affari di cuore: dalle giovani alle esperte ovviamente i particolari si fanno sempre più interessanti ma i soggetti dei racconti rimangono abbastanza invariati, le pallavoliste sono infatti un specie molto "attiva" e rappresentano il sogno di molti ragazzi, pallavolisti soprattutto (dell'esistenza di questi ultimi ho saputo solo al liceo ma ho capito che servono unicamente ad adorare le colleghe femmine). Queste ragazze infatti hanno la fama di essere creature splendide: alte, slanciate, magre, con i capelli raccolti e lo sguardo agguerrito delle vincitrici. A dire il vero ve ne sono di due tipi: quelle che seguono lo stereotipo, e che proprio per le loro caratteristiche fisiche sono state indirizzate a questo sport, e quelle che rappresentano lo stereotipo opposto (basse, chiatte, robuste) e sembrano gridare con la loro presenza in palestra: "Non ci credereste ma gioco anch'io, vi dimostro che chiunque può divertirsi a tenere una palla per aria, anche se non ha il fisico: basta crederci!"
Entrambe le tipologie di giocatrici si vestono nello stesso modo (ma capirete che un certo genere di abbigliamento è progettato per star bene solo a un tipo): magliettina della squadra, pantaloncini corti attillati e scarpe da ginnastica di marca. Un'abitudine diffusa è quella di girellare con le ginocchiere all'altezza delle caviglie, che stanno a significare qualcosa come "attiva e saltellante, sono sempre pronta per l'azione, yeah!", ma che le ragazze "dimenticano" puntualmente di tirare su in sede di allenamento, cosicchè quegli accessori divengono inutili, e partecipano alla partita alla stregua di un paio di scaldamuscoli.
Le pallavoiste sacrificano molti pomeriggi (e spesso molte domeniche) della loro vita alla loro vocazione. Il/la loro allenatore/trice costituisce un personaggio fondamentale nella loro formazione, ma con il tempo le sue sfuriate in caso di sconfitta della squadra si fanno meno violente: le ragazze imparano da sole la formula del "abbiamo giocato male, potevamo vincere, che umiliazione, ci hanno battuto" e se la ripetono tra di loro negli spogliatoi come deprimente monito comune.
Un cordiale saluto a tutte le giocatrici di pallavolo che hanno letto questo articolo: ovviamente chi l'ha scritto è incapace di praticare tale sport e si sfoga scrivendo cose simili.
P.S: Questione inutile, se qualcuno ha intenzione di lasciare un commento potrebbe gentilmente dirmi se questo articolo vi è venuto tutto in corsivo? Perché, sapete, il mio computer è in fase di sedizione e funge male... 4月27日 Cervello in vacanzaSono le 4:30 del pomeriggio del terzo giorno di vacanze consecutivo concessomi. Nelle ultime 36 ore (più o meno) non ho toccato libro, e non ho fatto alcuno dei miei doveri scolastici: la voglia di alzare un dito, afferrare il diario e controllare cosa dovrei fare è pari a zero e non accenna a crescere.
Sarà che sono un po' intossicata in seguito ad una pesante cura al bianchetto (facendo del bricolage con le mie converse rosa che mi sembravano troppo pottine ho inalato una quantità industriale di sostanza bianca), sarà che tentare di risolvere il cubo di Rubik 4x4x4 dà un po' alla testa, però mi trovo in quella condizione da molto tempo dimenticata che è il dolce far niente.
Ritorno con la memoria ai pomeriggi delle medie completamente sprecati, quando ad esempio le mie compagne mi insegnarono a fare gli scoubidou ed io passavo i pomeriggi confezionandone a bizzeffe...
E così anche in questi giorni mi ritrovo immersa in alcune tra le tante occupazioni praticamente inutili che ogni tanto viene voglia di fare abbandonando tutto il resto. E' una "malattia" comune degli uomini questa, alla fine ti lascia stanco e saturo ma anche riposato, ti rimane un po' di amarezza per il tempo buttato via ma d'altro canto... chissene! Ogni tanto va presa una vacanza del genere: lo spreco di tempo è un lusso che tutti hanno il diritto di prendersi, forse il dovere, e comunque se lo prendono tutti, anche chi non se lo può permettere. Perché la facoltà di "cazzeggiare" è un punto in comune che rende gli esseri umani tutti uguali, è il comunismo fatto azione: chiunque può cazzeggiare un po'!
Prendiamoci tutti una bella giornata all'insegna dell'inconcludenza: cantiamo o balliamo qualche bella canzone (qualsiasi canzone!), andiamo su Google e cerchiamo la parola "immagini" sul web, e poi "web" nella ricerca per immagini, prendiamoci la libertà di fare quello che ci pare... Per una volta freghiamocene un po' della mole di impegni/doveri/preoccupazioni che grava sulla nostra testa: lo riprenderemo in mano a fine giornata con tuttalpiù l'illusione che pesi di meno, e comunque riposati. 4月17日 Conto alla rovescia40 giorni e sarà tutto finito. Ancora 40 giorni di quel camminare in equilibrio su una corda, sospesi tra indifferenza e scontro aperto. 40 giorni di accuse e di scuse. 40 giorni di lotte e rese. 40 giorni di fatica e riposo, di sofferenza e insofferenza.
Non sembra vero eppure ci avviciniamo sempre di più alla fine dell'anno: è buffo pensare che per 7 mesi il tempo è passato sempre allo stesso ritmo, a qualunque velocità ci sembrava che andasse. A gennaio non credevo di poter arrivare alla fine. Eppure 40 giorni sono niente. Incredibile ma vero, stiamo per finire un anno iniziato male e continuato peggio; su tutti i fronti, ahimè: nel piccolo della nostra classe come in contesti più vasti, fino ad ampliare a tutto lo Stato (...).
E così l'unico pensiero che mi tiene su è pensare che manca poco, che alla fine ce l'ho fatta, che ormai posso credere nella fine di quest'anno. E se ci pensate potete sentirvi tutti dei piccoli eroi, potete farvi inebriare dal potere che si infrange sulle vostre mani: noi abbiamo resistito ad un anno inutile. Perché, ammettiamolo, se operiamo un "lifting ottimista" a quest'anno possiamo semplicemente dire che è stato un anno buttato via: al di là dei guai in cui ci siamo trovati, se ci pensate, fin dall'inizio l'opprimente sensazione di stare lì senza concludere nulla l'ha fatta da padrona. E noi abbiamo saputo rimanere saldi, insieme, in quella tempesta statica: per questo possiamo fieramente dichiarare di stare per finire uno dei peggiori anni scolastici della nostra vita.
Non scoraggiamoci, ormai siamo veramente agli sgoccioli, teniamo duro e procediamo a testa alta.
... E tanti buoni propositi per l'anno prossimo. 4月14日 Elezioni...Negli ultimi due giorni gli italiani hanno avuto il tempo di dire la loro, da circa mezz'ora questo tempo si è esaurito.
Sono in uno stato di completo vuoto mentale. Non penso a niente, avverto solo un forte senso di fastidio se penso che tra qualche ora cominceranno le maratone televisive. Parliamoci chiaro: ho quindici anni e cerco di interessarmi alla politica il più possibile, anche se ogni volta che mi intrufolo nell'argomento ne esco con un saporaccio in bocca. Ma se c'è una cosa che odio, e chiamatemi pure qualunquista o chessoio, sono i momenti che seguono immediatamente le elezioni. Mi sono ricordata di questa routine che ci tocca sorbire ad ogni elezione quando stamattina ho notato alcune pubblicità sui vari canali, dove omini sorridenti con una grafica austera alle spalle invitavano a seguire la maratona elettorale, con continui aggiornamenti, notizie in tempo reale, e tanto altro ancora!
Non so bene perchè ma ho un ricordo nauseante delle scorse maratone elettorali: nella mia testa vorticano vecchie immagini di una serie di falliti visti alle scorse elezioni che, dopo essersi occupati di numerini e percentuali per una vita, si trovavano finalmente con lo sguardo illuminato davanti alle telecamere a sparare dati a caso. Sì, perché alla fine gli exit-poll, le previsioni, e tutte quelle cavolate sono inutili! Quei tipi iniziano nel pomeriggio a pescare i numeri delle tombola e vanno avanti finchè non hanno i risultati. Quando va bene dicono l'esatto contrario di ciò che è successo...
Per cui io mi domando? Abbiamo davvero tutta questa smania di sapere chi vince? Non sarebbe più normale attendere con tranquillità giusto il tempo materiale perché vengano contati i voti? Mi immagino un'Italia in silenzio, con il fiato sospeso, ad aspettare il verdetto... Suspence. Ma immagino che anche in quel caso, per accaparrarsi gli ascolti, i canali televisivi farebbero a gara per avere il risultato quel nanosecondo prima e... Quello anticipa quello, l'altro ha l'esclusiva su quell'altro: uhmm... Immagino che si finirebbe esattamente così, sempre prima, sempre con più incertezza, fino a sparare cazzate dal pomeriggio prima: tanto è uguale...
Un aspetto raccapricciante di queste elezioni è che la gente che ha votato ha dovuto scegliere chi "non gli piaceva meno", o l'avversario di chi non volevano che andasse al potere. Questo non è un problema nuovo ma mi pare, forse anche perchè quest'anno ci ho capito un po' di più, che stavolta sia stato molto pressante. Addirittura con la storia del secondo e terzo posto ci sono i partiti formalmente uniti in modo da accaparrarsi più potere possibile. Sarà che non sono molto esperta e non voglio scrivere cavolate, però volevo proporre, così, per scherzare, una nuova legge elettorale.
Dato che le opzioni di scelta sono piuttosto deprimenti, la maggior parte della gente è molto indecisa su chi dovrebbe andare a comandare. Se invece si prova a chiedere alle persone chi non vogliono che vinca sono tutti molto sicuri. Allora mi domando: perchè non fare le elezioni stile Grande fratello? Con le nomination e la gente che viene buttata fuori? Penso che se si facesse una legge che impone di andare a votare chi si vuole mandare a casa, l'astensionismo praticamente scomparirebbe. Guardiamoci in faccia: siamo un popolo di lamentoni, e non solo noi, tutto il genere umano: sappiamo tutti esattamente chi non deve salire al potere. Bisognerebbe far sì che chi viene eliminato si togliesse per sempre dalle scatole: in questo modo elimineremmo il problema della gerontocrazia e dei politici che si riciclano ad ogni elezione. Mi sembra un'idea grandiosa: l'ultimo rimasto, ovvero chi ha avuto meno voti, salirà al potere in quanto politico che ha ricevuto meno dissensi: il meglio del peggio no? |
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