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    March 27

    L'età dell'innocenza (?)

    Eu ed Em sono due bambini di undici anni. I loro genitori sono amici di vecchia data, ogni tanto si vedono e li fanno giocare insieme; così Eu è costretto a passare qualche volta un pomeriggio in compagnia di Em.
    Eu dice di Em: "Sai... lui è rimasto al comportamento di me a... uhm... sette anni! Quando avevo sette anni io mi comportavo così! A sette anni volevo costruire un treno con le scatole di cartone, o facevo progetti di robot a energia solare da realizzare con lattine. A sette anni inventavo i giochi da tavolo! Voglio dire: ora me ne sono accorto che è impossibile! Come si fa a divertirsi? ... Un treno con gli scatoloni: che idea, ahah!"
    Mi viene da ridere e penso all'antitesi di questi personaggi, e un po' mi stupisce il discorso disincantato di Eu. Beh, ha undici anni, però... Sembra più bambino Em, sembra quasi che Eu sia l'antipatico guastafeste: Em è l'ingenuo, è il sognatore, è l'anima innocente ancora non contaminata dal pessimismo adulto.
    Poi però ripenso alle due persone... So per certo che Eu ha un po' più di sale in zucca, Em è troppo bamboccione...
    Mi chiedo: chi ha ragione, se qualcuno ne ha? Perché il romanzesco personaggio di Em piace tanto? E perché Eu risulta così realista?
    Bisogna essere più Eu o più Em? E voi chi siete dei due?
     
    ****
    Vi invito a lasciare un commento, ma prima di farlo, a prendervi un minuto di silenzio per pensare a cosa scrivere. Questo minuto di silenzio lo dedichiamo a una donna la cui morte mi ha permesso stasera di stare qui a scrivere un intervento (di cui non sentivate il bisogno, lo so) invece che a studiare come una pazza.
    March 25

    (Stucchevole) Encomio alla tristezza e agli sfoghi

    Mi è capitato di notare come tanti coetanei si deprimano con eccessiva facilità, e poi non sappiano come comportarsi una volta sprofondati nel baratro della tristezza. Eh, sì, perché io, esempio alquanto deprecabile di "depressa", ho la sfacciataggine di ritenermi una maestra in materia, e oggi voglio permettermi di dare consigli in tema di ennui.
    Nella depressione c'è una sorta di bon ton da tenere: chi ci cade se la deve sbrigare da solo, pur mantenendo alcuni segnali di avvertimento che diano lo spunto a chi è in vena di consolazioni per provare (invano) a tirarlo su. Tutto ciò l'ho imparato nel corso di lunghi anni di esperienza, notando come la maggior parte delle persone si fossero letteralmente scocciate di avermi vicina, a testimonianza di quanto possa essere indesiderabile un cadavere ambulante. Ed è così che incito tutti i depressi a cavarsela da soli, perché non ci sono bagnini, si nuota e basta, e la traversata è lunga.
    Sarà che ormai io mi sono abituata al mio stato, ma mi stupiscono i numerosi giovincelli che, una volta trovatisi a essere depressi, si intristiscono del loro stato. Ecco, partite da qui: non preoccupatevi del vostro stato, dovete fare una semplice constatazione, come quando avete sete; essere tristi è avere sete.
    E a quel punto sfogatevi, perché la mancanza di sfoghi credo che sia il male più grande di questa generazione: la grande differenza che riscontro tra me e gente che non accetta lo stato di tristezza. Prendete, afferrate, urlate, ascoltate, cantate, sbattete, ingoiate, sputate... Non c'è altro da fare: bisogna trovare uno sfogo.
    Smettete di ascoltare quelle stupide canzonette da discoteca o simili.
    Burn down the Disco
    Hang the blessed D.J.
    Because the music that they constantly play
    IT SAYS NOTHING TO ME ABOUT MY LIFE
    Cosa ci volete ricavare da schifezze simili? E parlo anche con gli Emo, che non ascoltano ciò che dovrebbero ascoltare, e sono l'esempio più palese di inutili esseri depressi che popolano il nostro Paese. Insomma, ascoltate canzoni decenti che abbiano un senso, e non intendo solo gli Smiths, ma qualsiasi cosa possa esprimere ciò che pensate; e poi cantatele a squarciagola, e assaporate i testi in ogni singola nota, fino a che avrete rovesciato tutto quello che potevate in quella canzone, e ascoltarla vi farà solo ricordare quanto vi ha aiutato.
    E poi prendete dei fogli, dei libri, delle penne, dei pennelli, delle matite: quello che volete! Prendete e scrivete, o disegnate si vi è più congeniale. Non c'è da temere che ciò che produrrete sarà mediocre: lo sapete già! E' sicuro però che voi lo godrete al meglio e quando lo avrete finito e riposto in un luogo nascosto e sicuro potrete tornarci ogni volta che vorrete, e vi parrà un'opera sì mediocre, ma tanto espressiva e colma di voi al tempo in cui l'avete creata.
    E poi ancora prendete un maledetto tubo e soffiateci dentro, oppure una scatola con delle corde attaccate, o una striscia zebrata di tasti: non c'è niente di meglio che suonare con qualcosa dentro, e chissene se è rabbia, tristezza o follia; ci sono dodici note a vostra disposizione per tirarvi su il morale e non chiedono nulla in cambio.
    E quando camminate, studiate, lavorate, vivete, prendete le sfortune che vi capitano e accettatele, perché sono tante, troppe, e non c'è modo di fermarle.
    Astraetevi da tutto e immaginate di essere protagonisti di un libro, il narratore vi sta facendo vivere una grande avventura ma ovviamente non vi succedono soltanto eventi lieti: ci sono sempre ostacoli da superare (sì, lo so, anche a me sembra di non superarli mai, e ogni volta uno nuovo mi si para davanti). Smettete di rincretinirvi davanti a storielle cretine alla TV: la vostra vita è una storia lunghissima e più interessante di quanto crediate (molto di più delle serie di O.C., delle peripezie dei partecipanti al Grande Fratello, o delle esperienze dei ballerini di Amici). Concentratevi sulla vostra epopea interiore e scoprite quant'è complessa: c'è tutto, manca solo il narratore; e allora prendete in mano la penna immaginaria e raccontatela voi la vostra storia: non c'è pericolo che cali l'audience, siete gli unici spettatori, e come tali, siete i migliori giudici di voi stessi, e vi sarà più facile capire dove sbagliate. E' divertente starsene zitti, in apparenza buoni buoni, e narrare a se stessi la propria avventura: siamo esseri così egocentrici e vanitosi, che, per la nostra tendenza all'autocommiserazione, anche i problemi che incontriamo ci danno piacere in quanto vittime, e nonostante ciò saremo anche i primi a fare il tifo affinché riusciamo a superarli.
     
    Spero di essere stata d'aiuto anche se mi rendo conto di aver fatto un intervento con troppa foga che risulterà illeggibile e/o brutto: ma anche questo significa sfogarsi.
    March 24

    Chain of fools

    Oggi ho deciso di prendermela con le catene, come già avevo fatto a gennaio. Se devo essere sincera non ne posso proprio più di farmi intasare la posta da tutte quelle mail idiote. Stavolta la mia perfidia ha prevalso sull'impulso ad ignorarle. Vorrei analizzarne con voi una particolarmente idiota giuntami in questi giorni.

    La catena si apre con un messaggio -come dire?- intimidatorio, che recita: (Non ti emozionare...) Segue una lunga serie di ragazzi prestanti che si mostrano come mamma li ha fatti: tra questi si distinguono i due cuochi, con tanto di padella a coprire le vergogne, che (come nei migliori sogni delle casalinghe disperate) cucinano con un gran sorriso, sollevando le consorti da questo gravoso impegno. Da notare anche il Mr Muscolo che fa trekking a torso nudo, senza contare quanto poco sia indicato immergersi nella natura senza protezioni...

    Al termine di questa sfilata di immaginette (suppongo abilmente sottratte da Google con una semplice ricerca "modello nudo") che mi hanno sì turbato, ma ciò perché mi domandavo come mai delle ragazzine si debbano mandare simili sciocchezze, vi è il classico finale portasfortuna, tipico delle catene: (Manda questa mail a tutte le tue amiche!Se no lo inoltrano avranno sfortuna nella vita sessuale...!Haha!)

    Si noti il magistrale uso dell'Italiano, dei puntini di sospensione che terminano in un punto esclamativo che dovrebbe rafforzare un... cosa? La risata che in Italia saranno in tre a saper scrivere bene (ne approfitto per insegnarvela: ahah! eheh! ihih! ohoh! uhuh! <-- se mettete l'H davanti ad A e O si scambiano per coniugazioni del verbo avere, il che è sbagliato! Quindi tutte le esclamazioni/risate/sogghignamenti si scrivono come sopra illustrato). Come al solito troviamo una minaccia che a gente come me, che ignorando simili catene si è attirata millenni di sfortuna, non fa più nè caldo nè freddo. 

    Mie care, io no la inoltro la mail, oh tanta sfortuna!

     

     

    March 21

    Saluti

    Ho notato con piacere che le visite su questo blog sono giunte a 6660, che è il numero del diavolo con uno zero davanti. Purtroppo sono qui per dirvi che non sentirete parlare di me fino a lunedì, perché, come molte persone, mi devo recare dai miei avi, a Beuzi, graziosa località ligure sconosciuta ai più, per festeggiare la Pasqua.
    Per salutarvi volevo fare una bella citazione da un blog di una povera innocente il cui italiano mi stupisce ogni giorno di più:
    Un bacione a tutti tutti tutti quelli ke m hanno fatti l'imbocca al lupo!
     
    March 19

    Portaborse

    Casa mia, ore pasti: tipico scenario idilliaco con babbo e fratello che si scannano e io che mi lamento della scuola con mia mamma.
    Guardo verso la tele e chi c'è a parlare ai giornalisti? Quell'omino con la pelle tirata e una ciabatta marrone in testa (ah, sono capelli finti!), volgarmente chiamato Berlusconi.
    -Che buffo, dietro di lui ha delle persone divisibili in due categorie: quelli che guardano nel vuoto con l'aria cattiva, e quelli che guardano la spalla di Berlusconi con aria benevola, azzardando ogni tanto qualche sorrisino alla folla. Poi guardali: pogano! Stanno lì dietro e si muovono per farsi riprendere un po' tutti dalla telecamera!
    Mamma: -Quelli con la faccia imbronciata sono i bodyguard, quelli che sorridono sono i portaborse.
    -Portaborse??
    -Sono delle persone abbastanza giovani che vogliono fare carriera politica; allora si mettono a fare da assistenti ai politici sperando che dopo un po' questi gli trovino un posto in parlamento. Come collaboratori guadagnano una miseria e in nero, e scrivono i discorsi per il loro capo, fanno un po' da segretari... Però loro sono disposti a farlo perché è una strada abbastanza facile per salire di livello. Capito?
    -Uhmm... sì. Ma... come mai questi servetti li chiamano portaborse? Perché Berlusconi ha le borse sotto gli occhi e loro gliele reggono?
    March 15

    Matura, Mugna, Matura!

    Ecco alcune versioni che parlano di ciò che è successo in questi giorni nella mia classe, da vari punti di vista. A voi i commenti.
     
    Racconto tragico con finale moralista (davvi/schifo)
    Mercoledì 12 marzo, il povero Virgilio non ce la fece più a reggere l'atmosfera pesante e aggressiva che lo circondava e decise di andarsene da scuola un'ora prima. Infatti non ne poteva più dei suoi compagni che lo discriminavano perché originario della Roma augustea, insultandolo continuamente con offese razziste: era una classe incorreggibile, tutti lo odiavano senza un motivo valido se non spinti dai loro ideali fascisti. Era l'ora di ginnastica e, approfittando di un momento in cui il professore di ed. fisica si era assentato (come sempre facevano quei vigliacchi), i compagni presero ad additarlo con ferocia intimandogli di uscire di classe. Il poveretto, messo alle strette, uscì e rimase un po' fuori, dopodiché, al suonare della campanella, decise di andarsene dalla scuola.
    Il professore si accorse che Virgilio se ne era andato e provò disperatamente a rintracciarlo, ma ormai era troppo tardi, e lui era tornato a casa.
    Il giorno dopo i genitori di Virgilio andarono a parlare con il vicepreside e spiegarono l'accaduto. Alla seconda ora il vicepreside entrò in classe con Virgilio e fece un discorso ai ragazzi spiegando che, dato che vivevano in un paese democratico, Virgilio aveva gli stessi diritti dei compagni a stare in classe con loro. Accompagnò gentilmente Virgilio al suo banco e lo invitò con altrettanta gentilezza a sedersi.
    I fascisti più cattivi, esorcizzati, cominciarono a gridare disperati e si sciolsero colpiti da una misteriosa entità divina. Il resto della classe, a cui le parole del vicepreside avevano aperto gli occhi, vide la Luce, che gli illuminò il cammino attraverso una nuova vita all'insegna dell'amore per il prossimo.
     
    Una classe disunita, o: della casualità
    Che l'uscita anticipata di Virgilio avrebbe creato qualche disordine lo si era intuito già il giorno stesso, ma quando giovedì non si presentò in classe alla prima ora, qualcuno cominciò a farsi delle domande. Insieme a lui mancavano Loppa e Petronio, i due incriminati di fascismo e razzismo recidivo, che non sospettavano minimamente di finire nelle fauci della giustizia sommaria della scuola, e avevano deciso di saltare la prima ora per motivi personali (leggi: un'incombente interrogazione di latino). La professoressa Cocca, trattenutasi un po' a sentire la storia di Virgilio, era venuta in classe tutta arrabbiata ma senza pronunciarsi sull'accaduto; al momento di interrogare, aveva notato con malizia che Loppa e Petronio erano assenti, pensando che avessero paura delle conseguenze delle proprie azioni, quando invece loro avevano semplicemente agito nel proprio interesse "scolastico".
    Petronio entrò alla seconda ora, Loppa non entrò proprio quel giovedì. Fu così che entrambi i personaggi si trovarono in posizioni scomodissime: il povero Petronio fu preso come capro espiatorio, tanto che finì per piangere come una fontana, anche se sui motivi del suo pianto ci sono state diverse opinioni; a Loppa dovettero fischiare parecchio le orecchie quel giorno per tutte le accuse che gli venivano mosse in sua assenza.
    C'erano anche alcuni musicisti innocenti presi di mira dai professori: un contrabbassista che, essendo il capo del gruppo che aveva espulso Virgilio dalla classe, era stato automaticamente etichettato come il peggior razzista, e un ragazzo che suonava il fagotto, che aveva come unica colpa quella di non provare simpatia per Virglio e che l'aveva offeso senza in realtà volerlo e soprattutto non con insulti fascisti.
    Per la facilità con cui i professori condannavano i vari componenti della classe quasi indistintamente, in classe si cominciò a vociferare che Virgilio avesse raccontato la sua disavventura esagerando alcuni particolari per interesse personale. Perché questi dubbi venissero dissipati si dovettero aspettare tre giorni, finché il sabato successivo, nel corso di un attivo, Virgilio raccontò alla classe ciò che aveva detto al vicepreside, e cioè niente di storpiato.
    I professori approfittarono dell'occasione per far notare come al solito quanto la classe fosse disunita secondo loro. E fu a quel punto che mi dissi: se solo sapessero quanta gente fa le versioni di latino, e quanta gente le copia, in classe nostra, probabilmente si ricrederebbero, almeno sul fatto che siamo poco uniti.
     
    Adulti, vergogna dell'umanità
    Ciò che più mi ha lasciata turbata di questa disavventura è stato il comportamento tenuto dai professori. A cominciare dallo Schifo, il vicepreside, che entra in classe e ci dà di razzisti senza farsi scrupoli, e poi se ne va lasciandoci con un palmo di naso, atterriti, senza aver avuto la possibilità di ribattere e spiegarci. Dopodiché tutti i professori che gli hanno creduto, come pecoroni, e non si sono minimamente posti il problema di quanto stridesse questo episodio con il passato della nostra classe: nessuno, infatti, si è chiesto come fosse possibile che lo stesso gruppo di persone che un anno prima si era lamentato di avere professori razzisti, un anno dopo si comportasse da razzista. E di lì le mie accuse si dipanano in tutte le direzioni, verso ogni singolo professore, che ha una sua personale colpa. Come quella che ascolta soltanto sè stessa quando parla, e si sente orgogliosa di aver fatto un discorso contro il razzismo, ma per farle capire che la classe era intervenuta contro gli elementi fascisti devi ripeterglielo almeno quattro volte, perché tanto a te non dà ascolto. O come quello che, unico custode della verità, ha preferito tacere per non mettersi nei casini, perché si era preso una bella paura quando un ragazzo, zaino in spalla, gli era passato dietro la schiena per andarsene indisturbato dalla scuola; e se i suoi colleghi hanno capito fischi per fiaschi, e lui potrebbe in due parole chiarire tutto dato che tutti gli crederebbero visto che è professore, ma non dice niente, le ipotesi sono due (e conoscendolo sono entrambe molto valide): o è troppo addormentato per ricordarsi anche solo di ciò che ha detto lui stesso, o ha paura di trovarsi nei guai.
    Paradossalmente, la persona più coerente è in realtà la più infima. Perché, ditemi: cosa dovrebbe dire una razzista a dei razzisti? La Giusy si è accorta che non poteva fare il bue che dà di cornuto all'asino, al che si è limitata a ricadere nei suoi luoghi comuni "A fare la coordinatrice di questa classe si hanno un sacco di problemi! Mi fate lavorare troppo!"
    E lì, in quella specie di luogo chiamato scuola, mi sembra che tutti abbiano troppo timore dei problemi, che cerchino tutti la strada più facile e più stupida e se ne freghino del fatto che dovrebbero insegnare qualcosa a noi giovani. In base a quello che fanno, in questi giorni li giudico dei vecchi pettegoli, e se pensano solo a salvarsi le chiappe dopo un po' risulta evidente che questo è il loro obiettivo primario, è inutile che facciano la parte dei professori seri.
     
    March 09

    Pierino e il Lupo

    Ieri pomeriggio vado come ogni sabato all'orchestra dell'IRRE, che consiste, salvo poche eccezioni, in un ammasso scomposto di ragazzini che strimpellano. La tizia che svolge la mansione di custode (principalmente apre la porta quando arriviamo e la richiude quando ce ne andiamo) aveva invitato un gruppetto di bambinetti sbucati da non so dove (a occhio e croce avranno avuto 6 anni) a "vedere gli strumenti". Per sua sfortuna il fenomeno dell'assenteismo (una piaga che affligge quell'orchestra da sempre) ieri è stato particolarmente evidente, riducendo alquanto la varietà di strumenti da osservare.
    I musicisti bestie rare; i musicisti specie in estinzione; gli strumenti oggetti da esposizione, manufatti curiosi, e pezzi da collezione. Per fortuna la tizia ha messo i bambini a sedere e li ha fatti assistere alle prove. La qualità dell'esibizione era, ahimé, molto scarsa, ma Prokofiev Pierino e il Lupo l'aveva scritto apposta per dei bambini, per cui ottiene il suo effetto. Finalmente avviene qualcosa di "musicale": i bambinetti ascoltano, guardano il direttore con occhi stralunati ma almeno si godono un po' di musica! Uno agita furiosamente la gamba sinistra, un'altra si dondola a destra e a sinistra disegnando con le spalle un sorriso invisibile, uno annuisce (che sia parente della Davvi?): tutti rigorosamente a tempo di musica.
     
    Alla fine la vecchia porta i bambinetti per la manina a vedere gli strumenti da vicino.
    - Ecco, vedi? Il violino? E quello... questo è un...?
    - Clarinetto.
    - E quello è l'oboe?
    - Sì.
    - Gli fai sentire la voce?
    - Suono, timbro... troppo difficili come parole?
    (clarinetto e oboe suonano) - ...E che differenza c'è?
    - Il clarinetto ha un'ancia e un bocchino, l'oboe è ad ancia doppia. La diteggiatura è diversa. Le chiavi...
    - Beh ma sono quasi uguali.
    - Ah beh certo, come il gatto e la papera.
    - Non c'è differenza, no?
    - No, sono diversi.
    - Ma per un bambino son...
    - No.
    - Ma...
    - No.
    March 07

    Going home...

    Torno a casa dopo essere stata a prendere i disegni di tecnica che una mia cara amica ha fatto al posto mio e di due mie amiche. Cammino abbastanza spensieratamente considerato che sto ascoltando gli Smiths e che sta piovigginando. Guardo il marciapiede che diventa leopardato e sento le goccioline cadere in disordine sul giubbotto. Mi ricordo di ieri pomeriggio quando tornavo da clarinetto e cominciava a piovere, ma lo faceva in modo molto strano: a singhiozzi, con il sole alto in cielo, e il vento forte, che in questi giorni soffia insistentemente. Mi arrivava ogni tanto qualche gocciolina sul viso, tanto da farmi domandare se qualcuno non stesse per caso sputando dalla finestra. Poi il vento è aumentato e la pioggia si è fatta più pesante, ma non fitta: cadevano grandi gocce in obliquo e non mi dispiacevano affatto. Quando poi me ne è arrivata una sulle labbra e ho sentito il minighiacciolino sciogliersi ho realizzato che era neve. Più avanti anche alcuni bambini si sono accorti del miracolo e hanno cominciato a sbraitare "Nevica! Nevica!!". Contenti loro; peccato che il sogno sia durato poco.
    Cammino e la pioggerellina un po' smette un po' incalza sperando che mi affretti spaventata verso casa. Arrivo vicino a casa mia, in una via dove ci sono ben 3 scuole, ma nonostante questo non passa anima viva; c'è un bel silenzio, infranto dal soffio del vento e poi dalla mia voce quando comincio a canticchiare.
    The rain falls hard on a humdrum town
    this town has dragged you down
    Prendo coraggio e canto a squarciagola; svolto nelle via dove abito e anche di lì non passa nessuno. Percepisco chiaramente una folata di vento che mi viene incontro: la vedo girare una curva, al suo passaggio gli alberi si ritirano come persone raffreddate che stanno per starnutire, poi sento il brusio della sua corsa e infine la sua spinta invisibile mi travolge. Procedo cantando come mi pare e piace, tutta contenta di avere una strada deserta a mia disposizione come palcoscenico; saluto il mio albero di mimosa, che a fine febbraio era già fiorito e mandava un profumo stupendo, e io lo annusavo sempre, ma in questi giorni il freddo l'ha gelato.
    Arrivo a casa e il vento ha aperto il portone perennemente rotto. Salgo le scale e finisce la canzone.
     
    Odio i bambini viziati.