Mugna's profileUniverso TangentePhotosBlogListsMore ![]() | Help |
|
October 28 ElucubrazioniIeri, ottima giornata. A scuola 3 ore su 5. Pomeriggio a lezione dal mio guru principale, che si è congratulato per l'impegno con cui sto studiando il clarinetto. Alla fine della serata ho trangugiato una delle torte più buone mai mangiate in vita mia (sarà che ho preso cinque chili: torta al cioccolato, anzi, cioccolata a torta, preparata dalla celeberrima Diga), come sottofondo alla degustazione un blues suonato dal guru e da un'allieva guru. La serata è proceduta molto bene con pizza e cinema al "Warner Village il magnifico", tristemente famoso per l'incredibile concentrazione di truzzi al suo interno. Il film che io, Ale e Claudia abbiamo avuto il piacere di vedere era "Ratatouille", ultima creazione Pixar: molto bello. Tornata a casa ho scoperto con piacere che stanotte saremmo passati all'ora solare, il che significava mandare indietro di un'ora gli orologi: mi sveglio stamattina alle nove avendo dormito fino alle dieci, quale giubilo! Un'ora in più per dormire, un'ora in meno per vivere: è proprio il genere di cambiamento che mi piace! Non come a marzo, quando si cambiò in ora legale e io avevo fissato un appuntamento di domenica mattina (il cinico interessato se lo ricorda) e dovetti svegliarmi con un'ora in meno di sonno!
La giornata di oggi è passata in tranquillità: il peso dei compiti non si è fatto minimamente sentire, anche perchè la prossima settimana io e la mia fortunata scuola avremo due giorni di lezione (martedì assemblea, giovedì festa, venerdì e sabato ponte).
Insomma le cose sembrano andare stranamente per il verso giusto, e io, paranoica depressa, non riesco a godermele a fondo: perché? Temo il momento in cui andranno male e so con certezza che più le cose vanno bene, più dopo ci sarà qualcosa di catastrofico. Mi attacco ad ogni secondo cercando di sfruttarlo al meglio, approfittando di questi pochi giorni in cui la sorte mi è favorevole.
E' forse questo impazzire? Certo è che è logorante. Abituata agli infausti eventi che mi colpiscono, le mie certezze crollano quando non abbastanza cose vanno male. C'è qualcosa di brutto successomi oggi?
... ... ... Meditatione ... ... ...
Non so che scrivere sul blog. E so anche perché. October 25 NeoplatonismoMi trovavo a leggere (studiare? non sia mai!) le pagine di storia assegnate per domani a me e alla mia sfortunata classe. Oltre ad alcune nozioni sulle origini della religione cattolica, ho trovato un paragrafo interessante che parla del neoplatonismo.
Il neoplatonismo è una filosofia inventata da un certo Plotino nel terzo secolo d.C., che ricevette un seguito da parte delle classi colte. Secondo il neoplatonismo "il mondo non è altro che una copia sbiadita della vera realtà, quella divina", e "l'unica realtà sta nell'interiorità dell'anima". Scrisse Plotino: "Agli occhi di Dio gli esseri umani sono soltanto delle graziose marionette viventi che si agitano e soffrono inseguendo vani obbiettivi". Nel modo di vedere dei neoplatonici, una qualsiasi disgrazia è un evento assai insignificante, poichè "il mondo è un'illusione". (Semi-copiato dal libro di storia dei famigerati Cantarella e Guidorizzi)
Leggendo queste parole mi è parso di trovarvi idee già sentite. Ragionandoci sopra ho capito: anche se in una prospettiva religiosa, i Romani (anzi, quell'accozzaglia di popolazioni una più interessante e sviluppata dell'altra che era riunita sotto l'impero Romano) erano arrivati a parlare di idee similissime a quelle sostenute in Matrix o nella teoria di Putnam dei cervelli nella vasca.
Vi rendete un po' conto di quanti secoli avevano scavalcato gli antichi Greco-Romani?? Per non parlare della filosofia di cui sono stati precursori, che non è poi così immediata a inventarsi: chi di voi non è rimasto affascinato vedendo Matrix per la prima volta?
Ok, per oggi basta esaltare le magnifiche doti intellettive degli antichi Greco-Romani, che poi con i paragoni che faccio sembro la Caccia de' noantri... October 21 La vita è una favolaEbbene sì: la vita è una favola. Dietro a quella che sembrerebbe essere la frase più melensa e sdolcinata che un'estroversa idiota possa partorire, è nascosta una delle più grandi verità del nostro tempo. Per chi è ignorante e non segue le lezioni che si tengono nell'angusta classe IIB al primo piano del Castelnuovo (beato lui!), mi dilungherò nella spiegazione di ciò che viene definito favola.
La favola è un racconto orale, narrato con lo scopo di divertire e ammonire; essa si distingue dalla fiaba per il fatto che ha come personaggi degli animali antropomorfizzati, che presentano virtù, ma soprattutto vizi, tipici degli umani, allo scopo di ridicolizzare questa specie. Le storie sono umili e quotidiane, ed esprimono valori morali come la prudenza davanti al pericolo, la necessità di adattarsi alla vita, la supremazia del più forte sul più debole. (semi-copiato dal libro "Antologia latina" di Cantarella e Guidorizzi)
C'è da aggiungere che in generale le favole hanno una prospettiva che alcuni definirebbero pessimista (ma che i pessimisti preferiscono chiamare realista), e finiscono tutte piuttosto male: non avete idea di quante volte si trovi il verbo "sbranare" in quei racconti.
Detto ciò, vi sarete senz'altro tutti convinti che la vita è una favola, o miei arguti lettori... No? Strano: vorrà dire che ve lo dimostrerò.
Innanzitutto noi siamo tutti degli animali, nonostante continuiamo a crederci uomini. Per quanto mi riguarda ne conosco a bizzeffe di animali. Provate anche voi a guardarvi semplicemente intorno quando camminate per strada: schiere di pottini-lama sputano per terra senza ritegno, che è una delle cose più schifose che un umano possa fare; molte pecore passano la loro vita seguendo gli ordini di un leone o di qualunque animale finga di poterli guidare; centinaia e centinaia di adulti si recano a lavoro come un esercito di formiche. Spesso ci sono camaleontici opportunisti. Stupide ragazzine-iene. Ma anche libellule, gatti, e amici-cani. Ed è così che il mondo è un variopinto zoo di umani.
Riguardo ad altri elementi della favola, mi sembra ovvio che la vita ne è la realizzazione: la morale che si impara dalle favole è quella che va applicata nella vita, che è perciò una favola, da cui imparare la morale da vecchi, forse. Infine non c'è nulla di più vero del dire che la vita è tutto il contrario del fiabesco "e vissero per sempre felici e contenti", ma che anzi ricalca il mondo delle favole con il suo finale non molto allegro.
Sperando di avervi convinto della veridicità della mia tesi, vorrei parlarvi di una favola di cui sono stata partecipe. I personaggi sono animali e nessuno ha le prove per indicare con certezza l'identità del loro corrispondente umano, sono però certa che tutti capirete a chi mi riferisco (in quel caso siete pregati di non stromabazzarne il nome ma di usare gli appositi nomi in codice).
Vi era una grande puzzola, di enorme stazza: si chiamava Dienne, era un maschio. Il suo pelo era nero con la caratteristica striscia bianca che hanno tutte le puzzole e non lo cambiava mai. Adorava fare movimento e vivere all'aria aperta, che era il suo habitat naturale, perchè chiuso negli edifici si sentiva tutto il fetore emanato dal suo corpo. Insegnava in una scuola per animali con un metodo da lui ritenuto molto buono. Era convinto che i suoi alunni fossero delle mansuete pecore: gli piaceva farle correre in cerchio nel verde prato-palestra, e vederle ubbidire ai suoi ordini riguardo agli esercizi da fare. Dienne però non vedeva molto bene, e non si era accorto che i suoi studenti erano un'accozzaglia di animali di tutti i generi, tra i quali di pecore mansuete non c'era neanche l'ombra. Così fu molto stupito nell'accorgersi che quegli alunni ciarlavano tra loro e si agitavano come scimmiette impazzite. "Baaaasta ragazzi! Cos'è questo disautocontrollo del proprio corpo?!?! Qui dovete autodisciplinarvi!" (la puzzola stravedeva per le parole composte, anche quando non avevano senso).
Il tempo passava e Dienne si accorgeva della varietà dei suoi studenti: c'erano certe foche bravissime con la palla, mentre altri che con un pallone si sentivano pesci fuor d'acqua. Gli alunni, dal canto loro, non è che facessero questo gran macello, era la Puzzola che era piuttosto su di giri, e si arrabbiava per un nonnulla.
Un giorno, all'inizio della lezione, egli si arrabbiò con gli studenti che non facevano ginnastica in modo adeguato, e obbligò tutta la classe a fare un riscaldamento di 40 minuti, di cui una decina dedicati alla corsa. Avendo capito che quegli alunni non erano pecore, pensò che forse potevano essere lumache e li fece "correre" (anche se sarebbe più corretto dire camminare, a quella velocità) molto lentamente: il bello è che si arrabbiava se notava qualche leprotto che correva a un passo un po' sostenuto! Dopo il noiosissimo riscaldamento cercò di ricominciare la lezione, ma in pochi minuti tornò ad arrabbiarsi perchè qualche foca aveva giocato con la palla in modo sbagliato. Per colpa di uno, Dienne sosteneva, tutti avrebbero dovuto rifare degli esercizi noiosissimi. Ma fu a quel punto che si fece avanti il Pavone: egli era forse rimasto inconsciamente deluso per non essere stato eletto rappresentante di classe, e, spinto dalla sua vanità, ricercava l'attenzione dei compagni. Pavone si rifiutò di eseguire gli esercizi, suscitando l'ira di Dienne. Una volta degenerata la situazione, Dienne mandò gli studenti nello spogliatoio a cambiarsi: fu lì che si scatenarono le ovazioni dei compagni, i quali non erano abbastanza leoni per ribellarsi direttamente alla puzzola, ma contavano sulla voglia di essere al centro dell'attenzione di Pavone.
Portati gli alunni in classe, la puzzola cominciò ad esporre le sue ragioni nel suo linguaggio stentato. Gli alunni cercavano di fargli notare i suoi torti, ripetendo a pappagallo alcuni discorsi che lui stesso aveva fatto, e che ora stava contraddicendo. Il piumato provò a spiegare alla puzzola il suo punto di vista, ma ben presto fu chiaro che Dienne aveva una mente chiusa sui suoi schemi "autopreconfezionati", e che ricercava la causa del comportamento ribelle della classe in una mancanza di "autodisciplina". Durante i suoi discorsi Dienne stava in piedi davanti alla prima fila, e gli adulti seduti lì avrebbero tanto desiderato essere elefanti per poter rivolgere la proboscide da un'altr parte e non venire soffocati da quel fetore.
I genitori dei ragazzi vennero convinti, giustamente, a non intervenire nelle faccende dei figli, e di agire solo se le cose si fossero aggravate.
Qualche giorno dopo, approfittando della presenza del Bradipo, il vice-preside, la puzzola entrò in classe e spiegò l'accaduto, con una furbizia volpina, dicendo che sperava che un incidente spiacevole come quello non accadesse mai più e portando dalla sua parte il Bradipo: entrambi erano convinti che i giovani dovessero autodisciplinarsi.
Fu così che Pavone e la sua classe rimasero senza alleati, e dovettero accettare le 10 pagine di ginnastica da studiare per la settimana dopo senza fiatare.
Fabula docet che i professori vincono sempre, soprattutto se sono stupidi e puzzano; agli studeni tocca sgobbare.
Rispetto alle altre favole, la mia presenta un unico difetto: è troppo lunga. Infatti solitamente le favole sono molto brevi.
Spero di non aver offeso nessuno, soprattutto le puzzole, le quali puzzano molto di meno di Dienne. October 13 Pottineide (il poema epico che narra le origini dei pottini)Breve premessa: questo poema è stato scritto da me, ma siccome non ho tempo di chiedere a Virgilio di compormi una Mugneide, fate finta che sia assodato che io sono una diretta discendente di Omero. Stamattina mentre mi mettevo un calzino, il mio avo si è messo in contatto con me dall'oltretomba e mi ha raccontato com'è che nacquero i "pottini", o "truzzi", una categoria di ragazzi nota ai più che si veste con indumenti costosi e si crede l'essere più figo che abbia mai calpestato il suolo terrestre. Dopo l'illuminazione di stamattina, ho deciso di scrivere questo poema, che andrà senz'altro ad aggiungersi ai classici Iliade, Eneide e Odissea nei libri di di epica di tutte le scuole, in qualità di primo e unico poema del terzo millennio! Ha anche il pregio di essere piuttosto corto in relazione agli altri tre, infatti è composto di un solo libro.
In caso mi leggessero letterati e simili, si spera che colgano la mia ironia, giacchè mai oserei insultare la gloria di Omero e Virgilio con i miei elaborati scadenti dal soggetto ancora più scadente.
Invocazione alla musa
Cantami, o Diva, del Pottino Primo
la vita avventurosa, che infinita stoltezza
addusse ai posteri,
e di moda e di pensiero orrido gusto
i fanciulli abbandonò.
Tu che brillante hai la bocca
di lucidalabbra, di quei fatti
racconta, o figlia di Zeus, anche a me qualche cosa.
Pottineide
Princeps pottinorum egli fu,
ma di questi il nome non deve interessarci:
di un nome qualunque la madre,
il padre e i compagni potrebbero chiamarlo
chè importanti non son le parole, ma i fatti.
Costui sfigato nacque
segnato a priori da sciagura,
nefasto era il suo destino;
la madre ne acclamava le doti
e cieca era dei difetti.
Crebbe melanconico,
stolto e solitario.
I suoi precettori disperati
mai conobbero tale asello,
che la cultura ripugnava come il peggior male.
La madre ne vestiva le membra con amore,
ma più che un fanciullo
sembrava un damerino per le feste pronto,
forse elegante ma senza grazia alcuna,
sì che i compagni con molte risa lo additavano.
Sì stolto era, e sì solo,
che infine Truzia, una dea di second'ordine,
decise che a suo favore sarebbe intervenuta,
affinchè infelice più non fosse:
stolto pure rimanesse, ma almeno figo sarebbe diventato.
Appena l'Aurora rifulse che rosee ha le dita,
Truzia doni divini pose sulla strada
e attese che Princeps li trovasse.
A quel tempo egli era un giovine fiorente,
e la mattina si recava dai precettori a imparare.
Uscito che fu dalla domus,
il fanciullo prese a camminare.
Come d'abitudine indossava calzari scuri fatti per gente più vetusta
e indumenti chiari (bianchi o rosa che più si addicono alle fanciulle):
uno stile che negli anni a venire lo avrebbe caratterizzato.
Ma ancora non v'era l'elemento principale:
un oggetto sacro al Princeps donato
dalla dea Truzia con generosità: occhiali Ray-Ban.
Il fanciullo procedeva lungo la strada maestra,
quando notò quelle lenti rifulgere dei raggi solari.
Vedutele, si appropinquò e le raccolse,
accanto a lui Truzia, che abbronzate ha le braccia,
guidò il suo gesto sì che indossasse gli occhiali.
Un volto nuovo aveva il Princeps: le lenti belle
i suoi occhi da pesce lesso oscuravano.
Si recò nel luogo degli studi,
e grazie alla vanità infusagli da Truzia
presto un gruppo di seguaci radunò:
tutti orribilmente stolti ma pronti a farsi fighi:
il giorno seguente furono accontentati.
Sì tanti si unirono alla schiera dei Pottini,
che dalla loro dea protettrice
Truzzi vennero appellati.
Ed è così che ancor oggi ne vediamo a sciami,
perchè i Truzzi sono api, ed il miele son gli occhiali.
FINE
Complimenti per essere arrivati in fondo! Se qualcuno avesse problemi con la parafrasi può lasciare un commento. In ogni caso, lasciate un commento per gloriarvi della fatica patita per leggere l'intero poema. October 11 LetteraLa nostra nuova professoressa di Italiano ci chiese di scrivere una lettera per casa. Era domenica scorsa, io, seduta alla mia scrivania, ci ho pensato un po' su e ho scritto quello che segue. (La professoressa ha ritirato il mio lavoro lunedì ma io avevo conservato la brutta copia)
Ciao, come va?
è un po' che non ci sentiamo e allora ho deciso di mandarti una lettera. Volevo chiederti dove sei: so che ti piace viaggiare ma a questo punto non è un po' tanto che sei via? Mi ricordo ancora quando mi salutasti in quella calda mattina di settembre: il giorno dopo cominciava la scuola, ma a te le vacanze non erano bastate, così partisti senza compagni di viaggio ma felice, e io dovetti rimanere a casa a guardarti andar via.
Mi manchi tanto, sai? L'altra settimana ad esempio, abbiamo fatto il compito in classe di grammatica, e io avrei voluto averti lì con me; e anche quando, qualche giorno dopo, ho dovuto fare il compito di fisica mi sarebbe piaciuto essere in tua compagnia! Tu sì che sei l'esperto: se ci fossi mi potresti aiutare!
Senza di te non sono più la stessa; le mie amiche se ne sono accorte che mi manchi, anche i genitori, i compagni di classe, i professori: tutti! Dicono che s nota dall'espressione del viso, da come mi comporto: è proprio evidente.
Senza di te mi sento tanto sola: sono come a metà. Sì, perchè tu sei una parte importantissima della mia vita!
Senza di te il cibo è insapore, i fiori non profumano, le giornate non hanno colore.
Mi manchi tanto, ogni giorno di più: ho sempre pensato che fossimo così inscindibili... Mi chiedo continuamente come faccia a sopravvivere senza di te!
Insomma, non so più come dirtelo: torna da me, Cervello!
Tanti baci,
la tua Chiara October 07 3 modi adatti per utilizzare il motorino (più un quarto optional)Cari lettori, in quanto adolescenti siete in tipica "fase motorino", ed è probabile che se già non lo possedete, i vostri genitori provvedano presto a donarvene uno. Sono però certa che quando vi troverete tra le mani le chiavi per azionare quel congegno così nuovo e sconosciuto, vi chiederete quale sia il modo migliore per sfruttarne al massimo le potenzialità. E' per questo che scrivo questo articolo: perchè voi non giungiate impreparati al fatidico giorno di inaugurazione del motorino.
1)Motorino da sosta chiacchierata e/o pic-nic
Ho osservato che i coetanei amano sedersi sul sedile del motorino posteggiato a chiacchierare e mangiare il loro pranzo (consistente il più delle volte in una pizza comprata al fornaio all'angolo). E' un modo interessante di utilizzare un motorino: ti permette di guadagnare spazio pubblico dove ci sarebbero dei semplici parcheggi. I più avveduti possono trasformare il bauletto in un piano bar...
2)Motorino da corsa
In pieno stile "Step e la sua banda" (dal celeberrimo e orripilante romanzo "Tre metri sopra il cielo"), molti ragazzi si divertono a improvvisare corse a chi arriva primo, impennate, o altra roba poco raccomandabile in un circuito stradale cittadino.
3)Motorino da rimorchio
Versione maschile (o "il puntatore"): per cimentarsi nell'arte del rimorchio stradale occorre un tecnica affinata, quindi vi consiglio di esercitarvi in solitaria, magari nel giardino di casa. Ho osservato i coetanei più esperti esibirsi in questo genere di prodezze e ne ho ricavato le regole fondamentali: il ragazzo Y sta circolando in motorino, è necessario che abbia dei grossi occhiali ray-ban sennò non c'è "effetto bel tenebroso", vede la ragazza X, la quale cammina tranquilla sul marciapiede. Il ragazzo punta la ragazza con lo sguardo, e qui sta la sua bravura: dal momento in cui inizia a guardarla, non deve più staccarle gli occhi di dosso, il che implica che mentre si avvicina, la sua testa si curverà sempre di più di lato, fino a trovarsi perpendicolare al motorino nell'istante in cui la ragazza viene superata (ricordate che è obbligatorio superare, mai andare in rotta di collisione!). A quel punto il ragazzo deve sfoderare lo sguardo da duro e far credere alla ragazza che la sta fissando dritta negli occhi, cosa impossibile da verificare per colpa degli occhiali da sole. Proprio questo dislivello tra osservata e osservatore è uno dei principi fondamentali su cui si basa questa difficile arte; ai tempi d'oggi, la ragazza non è più un elemento da corteggiare con dolcezza, ma una cretinetta da conquistare con l'aria da macho, quindi l'insieme delle tecniche è finalizzato a portare il maschio in uno stato di prepotente (ma alquanto virile) vantaggio; ecco come:
-la ragazza viene superata dal ragazzo, quindi il ragazzo possiede mezzi motorizzati molto più potenti e veloci della ragazza.
-il ragazzo guarda la ragazza negli occhi ma non avviene il contrario, quindi il ragazzo ha imposto il suo sguardo sulla ragazza come metafora dell'insignificanza di quest'ultima: guardandola Y fa sì che X gli appartenga.
-il ragazzo, mantenendo lo sguardo fisso sulla ragazza, perde di vista per alcuni secondi la strada, eppure non va a sbattere (attenzione: non è così automatico, ci vuole esercizio per guidare senza guardare dove si va), facendo ciò le dimostra che lui è onnipotente, e può tranquillamente infischiarsene di guardare la strada se ha qualcosa di meglio da osservare.
Versione femminile (o "il bersaglio"): se pensate di non essere all'altezza di un "corteggiamento" del genere appena descritto perchè sapete di essere degli scorfani, non disperate: i ragazzi che praticano l'arte del motorino da rimorchio seguono una politica qualunquista: a loro va bene una ragazza qualunque, così anche i cessi hanno qualche speranza (posso provarlo per esperienza personale). Nel caso in cui veniste corteggiate in questo modo, avete varie possibilità si scelta a seconda della vostra personalità:
-sorridere allegramente al motociclista guardandolo come dire "Ci sto", salvo poi suoi ripensamenti se vi vedesse troppo decise.
-cercare di gelargli il sangue nelle vene fissandolo con uno sguardo che gli comunichi quanto odio provate per un truzzo del genere.
-(indicato per le scorfane)fissarlo con uno misto di pena e derisione, stupite del fatto che un pottino si abbassi a tentare di impressionare gente come voi.
4)Motorino da guida
Il motorino è usato pochissimo per questo scopo, il quale consiste semplicemente nel transitare da un luogo all'altro della città in rapporto a dove volete andare. Lo sconsiglio altamente perchè poco originale. October 02 The Mysterious Ticking NoiseGirellavo su internet senza una meta, quando ho notato per caso su you tube un curioso affollamento di video intitolati "Harry Potter and the mysterious ticking noise". In breve tempo ho scoperto un mondo intero di ragazzini inglesi che si divertono a canticchiare una canzoncina demenziale ma troppo buffa. Io non ho resistito alla tentazione di mettere un video sul blog! Guardatelo e ammirate come riescono a divertirsi bene senza scendere nel volgare! Un vero esempio per l'umanità! (Ora sto un po' esagerando...)
|
|
|