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    January 25

    Di come notizie diverse influiscono sul mio stato d'animo

    Ieri sera torno a casa dopo una piacevole serata passata a casa di Claudia (un tipico cenetta&filmino) e i miei genitori stanno guardando credo Ballarò.
    Alla frase "E' caduto il governo." pronunciata con aria piuttosto smarrita da mia madre, mi viene voglia di risponderle "Ogni giorno noi piccoli cittadini mortali sosteniamo prove ben peggiori, lascia che se la sbrighino da soli in quella banda di vecchi corrotti" ma mi sembra fuori luogo.
    Accolgo invece la notizia con un "Uh? Davvero? Nooo..." mostrando una faccia tra l'indifferente e il basito. Vorrei che dalla mia espressione si capisse che sono completamente ignorante in campo politico e che bramerei tanto volentieri una spiegazione da parte dei miei cari genitori riguardo a cosa è previsto in casi come questo, fosse anche: "Da domani è anarchia" o "Si prende una pistola e ci si spara un colpo in testa" o molto semplicemente "Lo Stato provvede a restaurare l'ordine delle cose in tempi brevi".
    Purtroppo, la mia espressione beota da tenera ignorantella che marcisce nel suo non-sapere mista agli evidenti segni della stanchezza sul mio volto dev'essere uno spettacolo spaventoso. Infatti i miei genitori, invece di spiegarmi qualcosa (qualsiasi cosa! ditemi, chiedevo tanto?), ipotizzano molto amorevolmente che mi sia drogata adducendo come motivazione il fatto che ho le pupille piccole (o dilatate? Non ricordo più).
    Cerco di mantenere la calma augurando loro una buona notte.
    Il comportamento relativamente rilassato e amichevole che ho tenuto ieri sera con persone che mi accusavano di fare uso di stupefacenti è da motivarsi con questa semplice frase: sapevo che oggi non sarei venuta a scuola con la scusa di dover fare la carta di identità per cui gongolavo come una matta.
    Quest'anno mi è infatti toccato in sorte un corpo molto più sano degli anni precedenti, e così ho dovuto sorbirmi TUTTE le lezioni dall'inizio dell'anno a ora, fatta eccezione per un lontano giorno di settembre 2007. Come possono testimoniare i miei conoscenti, ho tentato a più riprese di ammalarmi ottenendo solo di fortificare il mio corpo contro la magnifica varietà di virus che il mondo ci offre.
    Per fortuna la scorsa settimana sono riuscita a convincere i miei a non mandarmi a scuola per cui oggi sono rimasta a casa perdendo ben quattro ore di scuola di cui una di supplenza, come ho saputo in seguito.
    Purtroppo, la felicità di oggi era destinata a non durare. All'ora di pranzo ho ricevuto un'altra notizia piuttosto scioccante, credo molto più grave del crollo del governo: ho realizzato che è ufficialmente uscito il film di "Scusa ma ti chiamo amore". Con orrore ho fissato la mia bella TV che annunciava allegra che è il primo film di cui Moccia è regista (AARGHH!!), che Alex è interpretato dal prestante Raoul Bova... e poi basta perché avevo già cominciato ad uscire di cervello. Ho smesso di ascoltare nel momento in cui hanno inquadrato il caaaaro Federico che con la sua "vocina suadente" spiegava non so cosa. Quella nenia dai toni acuti mi ha gettato in uno stato di profonda meditazione che mi ha fatto realizzare che il mio giorno di libertà era finito, che domani torno a scuola e questo sarà un pomeriggio come tutti gli altri. E anche e soprattutto che Moccia colpisce ancora. Cavolo ragazzi, quell'uomo è un pericolo pubblico! Ora si è messo pure a dirigerli, i film. Minaccia seriamente il nostro futuro con le sue creazioni. Mi domando: quanto ancora dureranno quei vecchiacci al governo? Prima o poi questa gerontocrazia dovrà comunque fallire, ci sarà un ricambio generazionale... E a quel punto chi salirà al potere? Chi vivrà in generale quando saremo adulti? Questa generazione malata? Rovinata già per conto suo e per giunta buttata al macero da Moccia? Io mi preoccupo seriamente... (Se vi volete rinfrescare la memoria o volete sapere che ne penso di Moccia in modo più approfondito andatevi a riguardare i post di quest'estate...)
    Nel mio masochismo mi sto interrogando sul da farsi: dovrei lasciare che i coetanei si rovinino con le proprie mani senza agire, guardarli andare al cinema in questi giorni senza intervenire minimamente?
    O forse potrei provare a entrare in una sala cinematografica bardata bene, farmi due risate (ma molto amare) vedendo il film, e poi magari all'uscita scatenare il panico proclamando a voce alta che il film mi ha fatto schifo? Mi immagino già due ragazzine dietro di me che intervengono pungenti e poi scoppia la rissa... sogni di gloria...
    January 23

    Genitori/figli - Considerazioni senza senso (uno sfogo)

    I genitori hanno questo dovere per la prima volta in vita loro, per questo bisogna provare a comprenderli nonostante siano degli inetti. Anche quelli con più di un figlio sono genitori per la prima volta di un secondogenito, un terzo e così via, che sono diverse tipologie di figlio da trattare in modo diverso. Ecco quindi che questi poveracci che ci devono sorbire sono sempre e comunque alle prime armi, non avranno seconde possibilità, e fanno un sacco di sbagli: non sanno neanche quanti. Neanche noi figli lo sappiamo.
    Nello stato di depressione continua in cui mi trovo mi capita di ricondurre ogni cosa ad un'arrendevolezza mancata. Se l'uomo si rendesse conto dei suoi limiti, del fatto che alla fine la natura gli mette sempre i bastoni fra le ruote, forse andrebbe più avanti di quanto non faccia ora. Sebbene questo ideale ci spaventi (e facciamo bene in teoria a provare ribrezzo per coloro che si tirano indietro, che si arrendono), purtroppo in certi casi ci si mostra in tutta la sua intollerabile univocità. Quando noi umani realizziamo che non c'è via di scampo a un problema raddoppiamo i tentativi di tirarci fuori dai guai, ma infine una sfortunata serie di eventi ci riporterà con il sedere per terra.
    I genitori, in quanto esseri umani, non possono accettare di essere inetti, e lottano invano per ottenere un minimo del successo sperato. Se seguissero la semplice filosofia dell'arrendevolezza esercitando il loro compito con buona volontà e al meglio delle loro capacità, probabilmente qualcosa (non dico tutto) a questo mondo filerebbe un po' più liscio.
    Invece no, i genitori non si accontentano di crescere quei batuffoli di ciccia fino al livello di infante felice, loro sperano di poter essere una guida anche per i catorci come noi, senza capire che da lì ce la dobbiamo cavare da soli, e le cose vanno avanti alla bell'e meglio, ma vanno avanti, e in nessun altro modo; voglio che capiate che con questo discorso non voglio reclamare emancipazione, semplicemente, intendo dire che una volta allo stato di adolescenti, purtroppo noi siamo soli davanti allo schifo che ci circonda. Mi piace definirci catorci, noi adolescenti: spero che i miei lettori non si offendano, ma io lo ritengo un nome adattissimo a descrivere lo stato di degrado in cui ci troviamo. Per i genitori però non è così; nonostante, come loro ci tengono a precisare, "ci sono passati anche loro", a vedere come si comportano pare che se lo siano completamente dimenticato (viva la banalità, ma purtroppo è vero): quando, al triste abbandono della fanciullezza, insorgono nei loro figli i primi sintomi di "qualcosa che non va" (ottima definizione per "adolescenza"), loro lo vedono solo e solamente come un inceppamento della nostra macchinetta interna. E così giù a comprare libri di "meccanica giovanile" (se capite a quale genere deprecabile di letteratura mi riferisco), come se si potesse risolvere qualcosa con quella carta sprecata: povero adolescente, ha il cuoricino incastrato, sistemiamolo. Odio essere paragonata al gioco dell'Allegro chirurgo!
    E così, letto il librino, il genitore non so bene cosa pensi di risolvere: ha letto il libro e se va bene ha imparato alcune nozioni riguardo a casi di ragazzini in crisi, proprio come suo figlio! ... E poi? Beh, ha fatto il suo e ha letto il libro: credo in questo modo i genitori si convincano di aver aiutato il loro catorcio. In realtà quello se ne va avanti stile palla che rotola nella neve, e con l'inerzia raccoglie sempre più problemi, e il tutto si svolge nei beati cazzi suoi. E' entrato ed è uscito, il tutto da solo. Il genitore si è illuso di aver fatto qualcosa, povero!
    Se un genitore riesce a realizzare lontanamente che non ha fatto un tubo per aiutare il figlio, mette tutto a tacere e fa finta che non sia accaduto nulla: senza quasi rendersene conto fa tabula rasa, poi tra qualche anno si ritroverà in libreria a comprare libri sostanzialmente uguali a quelli che aveva già, perché vuole risolvere i problemi del secondogenito: sembra quasi che consideri il primo un tentativo fallito, ma imperterrito si dedica speranzoso a non fallire una seconda volta, con il secondo c'è la possibilità di farlo felice, no, non andrà in crisi! Sì sì, certo certo...
    E intanto il maggiore, dai meandri profondi del suo degrado psicologico, contempla il fratello vittima delle attenzioni inutili dei genitori.
     
    L'adolescenza è un germe che matura inevitabilmente.
    January 20

    Tema su Petrarca

    Ieri la mia classe ha dovuto sostenere un "compito di letteratura" con i titoli più difficili che si fossero mai visti (praticamente non c'era nulla da dire). Due dei titoli riguardavano I Promessi Sposi (l'incubo degli studenti italiani) e uno Petrarca. Mi sono cimentata nel terzo e l'ho consegnato alla professoressa, la quale, entusiasta del tema, mi ha fatto fare alcune figurucce su cui tacerò. Ve lo riporto qui, come ormai è abitudine insieme al titolo.
    P.S.: notate come le parole da inserire nelle consegne dei temi preferite della professoressa siano "Attraverso" e "precisi riferimenti".
     
    Titolo
    Attraverso le liriche del Petrarca che hai letto, facendo precisi riferimenti ai testi, rifletti sul senso del tempo nel Canzoniere, in cui l'autore è diviso tra un vagheggiato passato, un doloroso presente, un futuro ambiguo, talvolta speranzoso, talvolta inquieto.
     
    Svolgimento
    Dovendo parlare delle idee principali espresse da Petrarca nella sua opera, il mio tema, come quello di chiunque altro, si sarebbe già esaurito con il titolo. In sostanza è stato detto tutto, anche se potrei dilungarmi esponendo ciò che ho letto sul libro di testo.
    Sinceramente, sono piena di biasimo per le note sugli autori e sulle loro produzioni che ci rifilano i libri: esse ci inducono a pensare (anzi, a ripetere senza ragionare, come fanno alcuni studenti per mancanza di entusiasmo) interpretazioni convenzionali, spesso e volentieri ancor prima di aver letto la poesia vera e propria; è come svelare il contenuto di un regalo ancora incartato. I nostri cervelli si addormentano, abituati a trovare sempre la pappa nel piatto; nonostante comprenda le motivazioni dell'autore (probabilmente temeva che taluni troppo poveri di spirito non avrebbero saputo ricavare nulla dalla lettura del solo componimento), credo che lo spiattellare tutte quelle idee, anche se partono dal suo personale e colto modo di sentire, produca solo un materiale freddo e insapore. Tutti, compresi i più duri di comprendonio, possono e devono tentare di abbandonarsi anche solo al semplice suono delle parole, che già di per sé dà tanto, e piano piano si abitueranno a capire tutto ciò che leggono, a modo loro e quindi consapevolmente.
    Lo stesso discorso vale per gran parte della parafrasi: la poesia è una canzone che non necessita della musica per essere perfetta; la parafrasi la impoverisce e toglie tutte le sfumature che il poeta aveva selezionato con tanta cura, posizionando ogni parola in una perfetta coreografia di suoni.
    Leggendo il libro di testo, talvolta mi sembra di trovarmi al cinema, e mentre guardo un bel film qualcuno mi spiffera all'orecchio: "Nella prossima scena muore l'amico del protagonista; il regista l'ha deciso un giorno mentre si allacciava la sua scarpa rossa."
     
    Ora, cercando di usare la mia testa, posso dire che per quanto riguarda il tema del tempo, ritrovo alcuni miei pensieri in quelli di Petrarca: come fa con altri, credo, mi affanna il timore del futuro, un sentore che il poeta esprime così bene nelle sue liriche. Considerando i dolori del passato (l'amore per Laura non corrisposto, ad esempio), e quelli più nuovi portati dal presente (come la morte di Laura), le sue speranze in un futuro migliore si affievoliscono senza mai scemare in completo pessimismo, in un gioco costante di alti e bassi.
    Trovo bellissime le similitudini che Petrarca fa con il mare e la navigazione (ve ne è un esempio nel sonetto "O cameretta che già fosti un porto"); vi possiamo trovare un'espressione della sua concezione del tempo: avvicinandosi a riva, i piccoli sobbalzi in mare aperto, insospettabili vibrazioni della superficie, non sono forse quelli che a riva si ingrossano e si infrangono come giganteschi tsunami?
    Per fortuna con una barca si può cavalcare l'onda, c'è modo di resistere.
    E' così che Petrarca vede la vita: un lungo navigare tra tempeste, porti sicuri e gente ostile, destinato a lui, naufrago in questo mondo.
    January 11

    Anno nuovo

    In occasione del passaggio dal 2007 al 2008 mi è stata recapitata questa mail da alcuni miei contatti di sesso femminile:
    " Un grandissimo
     VAFFANCULO
     a tutti i ragazzi ke ci hanno fatto soffrire in questo 2007...!!!
     ..catena di SOLIDARIETà FEMMINILE,
    inviala a + ragazze possibili e avrai un 2008
     
    DA URLO!!! ..
    "
    Cappero, ragazze! Debbo dire che come "catena di solidarietà femminile" le componenti ce le ha tutte.
    Vi si riconosce la proverbiale finezza del nostro genere, così attento e sensibile, che certo comprende e perdona magnanimamente ogni aspetto delle personalità nettamente inferiori di quegli essere incivili e privi di sentimenti che sono i maschi: già, perché loro non soffrono, nè il nostro genere li fa soffrire, no?
    La delicatezza di questo messaggio si tinge di vari colori (violetto et cetera) che ho preferito in gran parte imbiancare per non procurarvi crisi epilettiche.
     
    Per quanto riguarda il mio augurio, vorrei scrivere qualcosa di più adeguato dell'infelice esempio sullodato, ma sinceramente non ho avvertito molti cambiamenti dal 2007 al 2008. Per me gli anni finiscono a giugno e questo ha ancora da darmi 5 mesi da schifo.
    Spero per voi che abbiate qualche proposito da esaudire nel 2008, magari non fare soffrire il sesso opposto in modo da evitare catene del cavolo.